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Intorno ad una melagrana

Pubblicato il 13/Nov/2016 in Ceramica, Flora salentina, Salento magico

mel-farf-brucoSe un giorno un visitatore ( proveniente da una lontana galassia) mi chiedesse che cosa portare con sé per mostrare al suo ritorno la splendente bellezza, la stupefacente ingegnosità e la complessità della natura di questa sperduta Terra, gli offrirei una melagrana.
Di melograni e melagrane ho parlato in un articolo dell’autunno 2011. Questo invece lo dedico alle suggestioni che questo frutto bellissimo suscita ( anche ceramistiche!).
Alla prima pioggia d’autunno la melagrana si spacca e lascia cadere i suoi semi rossi come rubini, come il sangue, come il vino, sulla terra umida e spesso, nella primavera successiva, da essi nasceranno nuove vite, nuove piantine che daranno frutto a loro tempo e i semi cadranno nella terra e…
Intorno a questo piccolo albero ed ai suoi frutti le genti mediterranee e ancor prima quelle mesopotamiche hanno avvolto per millenni i grandi e inquietanti interrogativi che rendono misteriosa, precaria ed effimera la nostra vita.
La balausta ha una forma particolare, molto insolita. Insolita ma non unica: straordinaria è la somiglianza ( tranne che per le dimensioni) con la capsula del papaver somniferum ( articolo : Aprile: i papaveri, paparina e papagna.). In stele arcaiche ed anche antiche e ben più recenti raffigurazioni religiose il frutto, impugnato come uno scettro, può essere interpretato sia come l’uno che l’altro frutto ( entrambi per gli umani, ricchi di proprietà e suggestioni).
L’oscurità della morte e la vivacità della vita, l’inerzia del sonno e il vigore della fertilità accompagnano la balausta lungo il filo dei millenni.
Nella Discesa di Inanna agli Inferi la mitologia mesopotamica celebra Demuzi ( dio della vegetazione) che per sei mesi l’anno si congiunge con Inanna ( l’amore, la lotta, la fecondità e dunque la vita) e sei mesi  con Ereshkigal ( la terra, il buio, l’inverno e quindi la morte). In Frigia la Grande Madre, in forma di roccia, fu fecondata dal dio del cielo e così nacque l’ermafrodito tracotante e selvaggio che Dioniso domò col vino che  sprofondò l’androgino in un sonno profondo dal quale si svegliò evirato. Dal suo rosso sangue sorse il melograno dal frutto meraviglioso del colore  del vino e del sangue che, posto sul grembo di Nana, la principessa reale, in esso si inabissò e da quel connubio nacque Attis, paredro della Grande Madre Cibele che tiene in mano la melagrana ed ancora ed ancora… in questa inesausta catena di eros e thanatos, di nascite e di morti, di luce e di tenebra, di vigoria e di staticità. E poi in Grecia e Magna Grecia e Roma sarà Persefone – Proserpina o semplicemente Kore ( la ragazza) a mangiare i sei rossi chicchi fatali che la legheranno per sei mesi all’anno al suo sposo nell’Ade, regina nel regno degli Inferi e  per sei mesi tornerà alla luce, figlia felice di Demetra, dea feconda che solo allora risveglierà la terra elargendo agli uomini frutti e messi, uva e vino. Ed anche Afrodite, la dea dell’amore, sorgendo dalla spuma del mare piantò nella sua isola, a Cipro il melograno. Melagrana che proveniva da Sidone, fondata dalla leggendaria Side ( in greco melagrana).
Non per nulla in Salento le melagrane si chiamano “site ” ed un proverbio unisce ancora la ragazza (zzita-Kore) al frutto fatale:

” ‘a zzita ete comu la sita,
cchiu cara la teni,
cchiu cara la venni”

Ad Egnazia, porta del Salento e millenario approdo di merci e di idee  dall’età del Bronzo ( XVIII sec. a.C.) al Medioevo (XIII sec. d. C.) il culto di Demetra- Kore e di Afrodite è ancora oggi attestato dalle numerose sepolture di aristocratiche sacerdotesse. Statuette fittili con l’alto polos sul capo, trozzelle, pesi da telaio e soprattutto le tante melagrane  in terracotta, simbolo di fecondità, fertilità della natura, di maternità, di caduta agli Inferi e di rinascita.
Mentre dalla testa estraevo ed ordinavo i ricordi di tutte queste storie con le mani ( dopo trent’anni!) modellavo nuovamente  melagrane. Terra rossa intorno ad un palloncino poi bucato,  modellata, essiccata e cotta a primo fuoco; maiolica e pittura sopra smalto, seconda cottura. E’ stato un bel gioco.

Mi sono presa anche un altro gusto , in altro campo : fare la granatina ( quello sciroppo, introvabile, di melagrana che, in estate, aggiunto ad un bel bicchiere di acqua fresca toglie la sete e mette allegria).
Ricetta: ho sgranato ( si fa presto a dirlo ma non a farlo) melagrane fino ad ottenere un litro di succo. Seguendo la ricetta di Veronelli ( Il libro delle Conserve. Arnoldo Mondadori ed. 1973) l’ho lasciato riposare in una brocca per una notte ed ho eliminato la pellicola che si è formata in superficie.  Ho posto su fuoco dolcissimo il succo di melagrana e un Kg. di zucchero ( la ricetta prevedeva 750 gr.) ed ho lasciato bollire 8 minuti. Ho poi posto lo sciroppo tiepido in bottiglie che ho ben tappato il giorno dopo. E’ squisito!

 

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